CONSIGLIO DI STATO
Sezione Consultiva per gli Atti Normativi
Adunanza del 18 aprile 2005
N. della Sezione: 1642/05

OGGETTO:
MINISTERO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE.

Schema di regolamento sull’istituzione del marchio “made in Italy”, in attuazione dell’articolo 4, commi 61 e 63, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.

La Sezione
Vista la relazione rimessa con nota 29 marzo 2005, prot. n. 0000343-17.16.3/3, con la quale il Ministe-ro delle attività produttive – Ufficio legislativo chiede il parere del Consiglio di Stato in ordine allo schema di regolamento in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore ed estensore Consigliere Filoreto D’Agostino;
PREMESSO:
Riferisce il Ministero delle attività produttive che l’articolo 4, comma 61, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Sta-to”(legge finanziaria 2004), ha previsto la creazione di un apposito fondo per la realizzazione di azioni a sostegno di una campagna promozionale straordinaria a favore del “made in Italy”, anche attraverso la regolamentazione dell’indicazione di origine o l’istituzione di un apposito marchio a tutela delle merci in-tegralmente prodotte sul territorio italiano o assimilate ai sensi della normativa europea in materia di origine.
Le modalità di disciplina dell’istituzione e dell’uso del marchio sono definite, giusta disposizione del successivo comma 63 del citato articolo 4, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, degli affari esteri, delle politiche agricole e forestali e delle politiche comunitarie.
In attuazione dei precetti appena citati l’Amministrazione ha rimesso lo schema indicato in oggetto, composto di nove articoli.
L’articolo 1 reca la rubrica “Oggetto” e ha l’ufficio di rinviare all’allegato recante il logo e la dicitura del marchio, a tutela della qualità delle merci italiane;
- l’articolo 2 individua nel Ministero delle attività produttive il titolare in via esclusiva del marchio;
- l’articolo 3 rinvia alla disciplina contenuta nel decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 “Codice della proprietà industriale” e prevede che il marchio sia registrato ai sensi dell’articolo 11 di quel testo legisla-tivo, cioè come marchio collettivo;
- l’articolo 4 disciplina l’ambito di applicazione e prevede il concerto del Ministero delle politiche agricole e forestali per i provvedimenti previsti dallo schema e aventi ad oggetto prodotti agroalimentari;
- l’articolo 5 indica contenuti e modalità di presentazione dell’istanza di registrazione;
- l’articolo 6 prescrive l’accertamento dei requisiti per la concessione dell’uso del marchio anche tramite il riferimento ai regolamenti d’uso;
- l’articolo 7 regola la definizione di un programma di azioni per il sostegno di una campagna promozio-nale straordinaria del marchio;
- l’articolo 8 prevede uno specifico collegamento tra le norme dello schema e le sanzioni previste dalle norme legislative contenute nel codice della proprietà industriale e nell’articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;
- l’articolo 9 prevede che il Comitato nazionale anticontraffazione effettui monitoraggi e controlli sull’applicazione della presente disciplina e che, all’estero, si applichino le disposizioni dell’articolo 4, comma 74, della medesima legge n. 350 del 2003, che prevede che presso gli uffici dell'Istituto per il commercio con l'estero o presso gli uffici delle rappresentanze diplomatiche e consolari siano istituiti uf-fici di consulenza e di monitoraggio per la tutela del marchio e delle indicazioni di origine e per l'assi-stenza legale.
Le Amministrazioni sopra indicate hanno fatto pervenire la loro adesione al richiesto concerto.

CONSIDERATO:
E’ opportuno preliminarmente valutare la conformità dell’atto in esame al riparto di competenze nor-mative derivante dalla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione.
La Sezione ritiene che la regolamentazione in oggetto si riferisca a materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, soprattutto sotto il profilo dell’ “ordinamento civile” (lettera l).
Tale espressione, infatti, comprende non soltanto tutte le materie disciplinate dal diritto civile, ma anche quelle che riguardano ampi settori del diritto commerciale, i diritti della persona, gli status e via elencando (cfr. da ultimo Corte costituzionale n. 50/2005). Inoltre, come già rilevato da questa Sezione consultiva per gli atti normativi di questo Consiglio di Stato con il parere n. 11602/04 reso nell’adunanza del 20 dicembre 2004, i rapporti inerenti alla tutela del consumatore sono trasversali a una pluralità di competenze legislative esclusive dello Stato [tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti di-ritti civili e sociali ex lettera m); tutela del risparmio e della concorrenza ex lettera e) del medesimo comma 2 dell’articolo 117 della Costituzione].
Ora non v’è dubbio che l’istituzione e l’uso del marchio “made in Italy” in questione siano preordinati alla tutela dei consumatori, che hanno così la certezza di acquistare prodotti di origine nazionale (con ricadute benefiche anche per i prodotti destinati all’esportazione tramite l’asseverazione della qualità del-la prodotto italiano internazionalmente riconosciuta) nonché alla tutela della concorrenza e, in definitiva, dell’economia nazionale.
Rilevata la sostanziale coerenza dello schema in esame con le competenze normative statali anche con riguardo alle problematiche concernenti la tutela del consumatore, la Sezione ritiene di suggerire all’Amministrazione di coordinare il codice del consumo, se ancora non emanato, con la normativa alla quale si intende dare attuazione con il presente schema, che va, a sua volta, modulato in armonia con la disciplina recata nel predetto codice.
Tanto premesso, la Sezione non rileva alcun aspetto di criticità o anche di semplice emendabilità nel testo dello schema, ad eccezione dell’articolo 8. Quest’ultimo stabilisce che la violazione delle disposizio-ni previste nello schema in esame comporta, tra l’altro, l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
Il precetto così dispone: “L'importazione e l'esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine costituisce reato ed è punita ai sensi dell'articolo 517 del codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatu-ra «made in Italy» su prodotti e merci non originari dall'Italia ai sensi della normativa europea sull'origi-ne; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e la provenienza estera dei prodot-ti o delle merci, l'uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodot-to o la merce sia di origine italiana. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l'asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant'altro induca a ritenere che si tratti di un pro-dotto di origine italiana. La falsa indicazione sull'origine o sulla provenienza di prodotti o merci può esse-re sanata sul piano amministrativo attraverso l'esatta indicazione dell'origine o l'asportazione della stampigliatura «made in Italy»”
Basta la semplice lettura della norma per convincere che la stessa è sufficientemente ampia e com-pleta in tutti gli elementi idonei a individuare le fattispecie incriminatrici da non lasciare spazio alla inte-grazione, con gli strumenti normativi offerti dall’ordinamento, per parti del precetto c.d. “in bianco”.
A questa stregua, la previsione contenuta nell’articolo 8 dello schema potrebbe essere interpretata più che come una reiterazione di elementi di fattispecie già interamente rintracciabili nel contesto della norma incriminatrice (quale è probabilmente lo scopo della disposizione nello schema in esame) come una diversa e autonoma fattispecie, introdotta con norma secondaria e, per questo, in aperta violazione del principio di riserva di legge in subiecta materia.
Considerazioni di prudenza prima ancora che di legittimità consigliano, di conseguenza, la soppres-sione dell’articolo 8.

P.Q.M.

Nelle considerazioni che precedono è il parere della Sezione.

Per estratto dal Verbale
Il Segretario della Sezione
(Licia Grassucci)
Visto:
Il Presidente della Sezione
(Livia Barberio Corsetti)

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