Nelle ultime ore si è sollevato un coro di indignazione per le posizioni di vari governatori regionali che invocano misure ad hoc nei loro territori rispetto a quanto stabilito a Roma dal Governo centrale. Si invoca il fallimento della Riforma del Titolo V, che attribuisce maggiore autonomia alle Regioni, e si accusano i governatori di essere alla ricerca di consenso, mettendo in crisi l’efficacia delle misure del Governo contro il diffondersi del Corona Virus.

Tali reazioni sembrano frutto di un ingiustificato e aprioristico timore rispetto all’autonomia regionale, unito a mancanza di fiducia verso la classe dirigente regionale. E’ invece del tutto plausibile pensare che, a fronte di un lavoro di coordinamento del governo centrale che si esplica in provvedimenti generali che si riferiscono all’intero territorio nazionale, ci siano dei provvedimenti ulteriori che si differenziano sul territorio. Tali provvedimenti, maggiormente restrittivi rispetto a quelli nazionali, sono ragionevoli, e desiderabili, nella misura in cui rispondono a situazioni radicalmente diverse da regione a regione, e da provincia a provincia.

E’ del tutto ammissibile, e anzi auspicabile, che la regione Lombardia assuma provvedimenti all’interno del suo territorio, in particolare per alcune province pesantemente colpite, che siano maggiormente restrittivi rispetto ad altre regioni dove il contagio è ampiamente inferiore, probabilmente anche grazie alle misure già prese a livello nazionale. Ci sono regioni dove il sistema sanitario è vicino al collasso, e questo richiede misure straordinarie e particolari. Basta vedere la figura successiva, elaborata da Enrico Rettore del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Padova, per rendersi conto delle marcate differenze nel livello di “stress” dei sistemi sanitari regionali.

Fonte: Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Padova

 

Questo non vuol dire né attentare all’unità d’Italia, né ostacolare un processo di coordinamento che è prerogativa del governo nazionale, né tantomeno impedire un processo di collaborazione tra Regioni, che sta già avendo luogo in queste ore. Del resto, ciò è quanto sta già accadendo in paesi decentrati come la Germania e gli Stati Uniti, dove i diversi Länder e Stati membri assumono decisioni diverse nel pieno diritto della loro autonomia, e nel pieno rispetto delle competenze del governo federale, che da parte sua emana provvedimenti di carattere generale.

Non si comprende, infine, perché i governatori regionali, di qualsiasi colore politico, debbano, al di là di giudizi individuali, necessariamente agire per “consenso politico” o per “tornaconto elettorale”. I governatori sono stati eletti direttamente del corpo elettorale regionale e a esso rispondono direttamente. Se pertanto invocano misure particolari per difendere gli interessi del loro territorio, ciò riflette un processo virtuoso di accountability, che non può assumere automaticamente i connotati di un mero tornaconto di parte. Vista da questa prospettiva, i governatori stanno cercando di difendere al meglio gli interessi della popolazione regionale dalla quale sono stati votati e alla quale devono rispondere.

Ci sono, evidentemente, problematiche legate all’ammissione di provvedimenti restrittivi delle libertà atipici da parte delle regioni, in particolare circa il rischio di estendere l'interpretazione dei presupposti (dal coronavirus a una situazione di stress del servizio sanitario, fino alle più impensabili ipotesi) per legittimarli anche in altri casi non prevedibili. Si profila, pertanto, un tema legato ai presupposti delle limitazioni dei diritti di libertà che occorre affrontare; ma ciò va fatto senza pregiudizi e nel rispetto di un assetto istituzionale e politico in cui le regioni giocano per la prima volta un ruolo primario nella gestione di un’emergenza nazionale. Un grado di attivismo al quale non siamo abituati, ma che emerge necessariamente dalla maggiore legittimazione politica dei governi regionali, e dal fatto che hanno oggi maggiore autonomia in numerose funzioni, tra cui quella cruciale in queste ore della sanità.

 

Andrea Filippetti

Dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche

Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie

andrea.filippetti@cnr.it

 

 

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